La storia di Federico Faggin è quella di una curiosità nata davanti a un aeroplanino telecomandato e diventata un percorso straordinario nel mondo della tecnologia, fino ad arrivare alle sue attuali riflessioni sulla coscienza. Un percorso che ho avuto il piacere di approfondire anche di persona, incontrandolo in occasione di un suo incontro pubblico.

Per un ingegnere elettronico, leggere il libero “Silicio”, l’entusiasmante biografia di Federico Faggin, è un viaggio nella storia della tecnologia che trovo davvero affascinante. Fisico e inventore, è stato l’artefice della tecnologia MOS a porta di silicio (SGT – Silicon Gate Technology), che ha permesso di realizzare circuiti integrati più compatti e affidabili, con importanti vantaggi in termini di dimensioni, velocità e consumo.
Pensare che la sua passione per l’elettronica sia nata da bambino, semplicemente osservando volare un aeroplanino telecomandato, mi fa riflettere su quanto sia difficile prevedere le direzioni che può prendere la nostra vita e su quanto possano influenzarci gli stimoli che riceviamo dall’ambiente che ci circonda: la famiglia, gli amici, la scuola e le esperienze che viviamo.
Quella curiosità lo portò ad approfondire sempre più questo mondo, fino a diplomarsi come perito industriale in elettronica. Fu proprio grazie a quel diploma che iniziò il suo percorso professionale presso Olivetti, dove progettò un computer a transistor.
Ma la voglia di capire sempre più a fondo come funzionassero i componenti elettronici lo spinse a proseguire gli studi e a conseguire la laurea in Fisica presso l’Università di Padova, la stessa università in cui mi sono laureato anch’io. Un piccolo motivo di orgoglio personale.
Successivamente si trasferì negli Stati Uniti, dove iniziò a lavorare presso Fairchild Semiconductor, uno dei centri più avanzati al mondo nella tecnologia dei semiconduttori. Fu proprio in questo ambiente che sviluppò la tecnologia MOS a porta di silicio.
Infine approdò a Intel, dove, in meno di un anno, progettò e realizzò l’Intel 4004, il primo microprocessore commerciale della storia.

Quello che, da ingegnere, mi affascina maggiormente di questa storia è il modo in cui Faggin ha affrontato ogni aspetto del progetto. Nel libro racconta, ad esempio, di aver costruito un circuito per testare ogni CPU prodotta, utilizzando un 4004 già collaudato come master per verificare sistematicamente quelli da testare.
La cosa incredibile è che, nonostante il primo lotto di esemplari non funzionasse, riuscì in brevissimo tempo a individuarne la ragione: una maschera di processo, necessaria per realizzare una parte del circuito, non era stata utilizzata durante la produzione. Il secondo lotto funzionò al primo colpo e il progetto fu poi ulteriormente perfezionato.
Trovo affascinante questo approccio: non solo l’idea rivoluzionaria del microprocessore, ma la straordinaria padronanza dell’intero processo, dalla progettazione del circuito alla sua realizzazione e verifica, affrontando ogni problema nei suoi diversi aspetti e progettando gli strumenti necessari per risolverlo.
In seguito, Federico Faggin continuò a lasciare il segno nella storia della tecnologia: contribuì alla realizzazione dell’Intel 4040 e dell’Intel 8080, il primo microprocessore a 8 bit, per poi fondare Zilog, che produsse il famosissimo microprocessore Z80. Successivamente fondò Synaptics, azienda che sviluppò tecnologie alla base dei touchpad e dei touchscreen.
Dopo oltre cinquant’anni trascorsi in California, nel luglio 2026 Federico Faggin è tornato definitivamente in Italia, nella sua Vicenza. Prima del suo rientro, però, ho avuto più volte l’occasione di ascoltarlo quando tornava in Italia per incontri e seminari. Nel 2024, in particolare, ho avuto il piacere di portare con me mio figlio Alessandro al Liceo Statale Galilei di Verona, dove il 23 aprile si è tenuto un incontro con Faggin. Alessandro, allora in quarta al Liceo Scientifico, dopo avermi sentito parlare più volte della mia ammirazione per Faggin, era curioso di ascoltarlo di persona.
Durante l’incontro Faggin ha raccontato alcuni temi del libro Silicio, per poi approfondire il rapporto, ancora più affascinante, tra scienza e coscienza. Ha parlato anche di entanglement quantistico, collegando questo fenomeno a riflessioni sulla natura della coscienza e della realtà. Trovo affascinante la sua capacità di creare collegamenti tra ambiti apparentemente lontani e di trasformare queste intuizioni in idee concrete con una velocità impressionante. È proprio questa capacità di spaziare tra discipline diverse e di trovare connessioni che, a mio avviso, rende unico il suo modo di pensare.
Alla fine dell’incontro, Alessandro mi ha confidato il suo entusiasmo per averlo potuto conoscere e ascoltare. Per me è stato un piacere avergli dato l’opportunità di incontrare personalmente una delle persone che hanno maggiormente contribuito alla storia della tecnologia e di ascoltare direttamente dalla sua voce la storia delle sue invenzioni e del suo modo di pensare.
In quell’occasione abbiamo avuto anche il piacere e l’onore di stringergli la mano e di chiedergli una dedica personale sul libro Silicio, che avevamo portato proprio per l’occasione. È un libro che conserverò e che lascerò a mio figlio come ricordo di quell’incontro.
