Biografia

Mi occupo di informatica e tecnologia, ambiti in continua evoluzione che hanno sempre stimolato la mia curiosità. Al di fuori del lavoro coltivo interessi diversi, tra cui l’enogastronomia e la curiosità per il mondo che ci circonda. Mi piace capire come funzionano le cose, imparare e dedicarmi a piccoli progetti e nuove idee.

La mia passione per l’elettronica è nata durante gli anni delle scuole medie, quasi per caso, grazie ad alcune vecchie riviste di elettronica che mi furono regalate. Sfogliandole scoprii un mondo che fino a quel momento conoscevo appena: schemi elettrici, circuiti stampati e simboli che iniziavano lentamente ad acquistare significato. Rimasi affascinato da quel linguaggio tecnico, dove logica, precisione e creatività si univano per trasformare un’idea in qualcosa di concreto.

Da quel momento iniziai ad acquistare regolarmente riviste di elettronica in edicola e a costruire i circuiti pubblicati. Realizzavo le schede in bachelite o vetronite, disegnando le piste con un pennarello resistente agli acidi, incidendo il rame con il cloruro ferrico e forando manualmente ogni punto destinato ai componenti. La soddisfazione di vedere funzionare un circuito costruito con le mie mani, anche se tratto da una rivista, era enorme. Più che il risultato finale, mi appassionava il processo che trasformava uno schema stampato in un oggetto reale e funzionante.

Poi nei primi anni delle scuole superiori arrivò l’informatica. Il mio primo computer fu un Commodore VIC20, con i suoi celebri 3583 byte liberi di memoria (3583 BYTE FREE). Fu lì che iniziai a programmare direttamente in linguaggio macchina per il processore MOS 6502. Su una rivista del Commodore Computer Club conservavo gelosamente una tabella con tutte le istruzioni Assembly e i relativi codici numerici. Scrivevo il programma su carta, traducevo ogni istruzione nei corrispondenti codici decimali, li inserivo come istruzioni DATA e infine avviavo il tutto con un SYS. Era un processo lungo e paziente, ma mi insegnò a comprendere davvero il funzionamento di un calcolatore.

Successivamente passai al Commodore 128, che grazie al sistema operativo CP/M mi permise di affiancare al linguaggio Assembly anche il Pascal. Qualche anno dopo arrivò un Personal Computer con Intel 80286, che mi offrì la possibilità di continuare a programmare a basso livello sfruttando un’architettura completamente diversa.

In quel periodo la passione per il funzionamento interno dei calcolatori mi portò a condividere alcune esperienze con la comunità informatica dell’epoca. Due miei articoli tecnici furono pubblicati sulla rivista Personal Computer Club: Come ti dirotto l’Interrupt e Un orologio in tempo reale, entrambi nel 1991, temi legati alla programmazione a basso livello e all’interazione con l’hardware.

Negli anni successivi il mio percorso si è evoluto seguendo anche lo sviluppo del software applicativo e delle tecnologie per il web. Nel 2001 un mio articolo dedicato all’accesso ai database tramite ASP e ADO è stato pubblicato su Login Infomedia, a testimonianza di questo passaggio verso lo sviluppo di applicazioni basate su database e ambienti più vicini alle esigenze professionali.

Durante le vacanze di Natale dell’ultimo anno delle superiori realizzai un videogioco chiamato Maservant, del quale conservo ancora oggi il codice sorgente. Rivederlo significa ritrovare le origini di una passione che non mi ha mai abbandonato.

Quell’interesse nato tra riviste di elettronica, circuiti stampati e computer a 8 bit ha influenzato tutto il mio percorso di studi e professionale. Ho frequentato l’ITIS Guglielmo Marconi di Verona, proseguendo poi con Ingegneria Elettronica all’Università di Padova. Successivamente ho sostenuto con esito positivo l’Esame di Stato che mi ha consentito l’iscrizione all’Ordine degli Ingegneri.

La curiosità di comprendere il funzionamento delle cose non si è mai fermata alla tecnologia. È lo stesso motivo che mi ha spinto a conseguire il titolo di Sommelier AIS. Non cercavo semplicemente di imparare a degustare un vino, ma di capire perché una bottiglia possa valere pochi euro mentre un’altra ne valga centinaia.

Quel percorso mi ha insegnato a guardare il vino partendo dalle sue origini: il terreno, il clima, l’esposizione al sole, il lavoro del viticoltore, spesso svolto a mano su pendii e terrazzamenti dove ogni grappolo richiede cura e fatica. Ho imparato a riconoscere come ogni scelta, dall’ambiente alla vinificazione, contribuisca a creare un’identità unica nel calice. Dietro ogni vino ho iniziato a vedere non solo un prodotto, ma una storia fatta di conoscenza, esperienza e rispetto per la natura.

Ripensandoci, è esattamente lo stesso approccio che mi aveva affascinato da ragazzo davanti ai primi circuiti elettronici e, poco dopo, alla programmazione in Assembly: il desiderio di andare oltre il risultato finale per comprenderne le origini, i principi e i meccanismi più profondi. Che si tratti di un circuito elettronico, di un software o di un grande vino, ciò che mi interessa davvero è capire come nasce e perché è proprio così.

La passione per il mondo enogastronomico mi ha portato naturalmente ad approfondire anche il mondo dei formaggi, conseguendo il titolo di Maestro Assaggiatore ONAF. Da amante degli abbinamenti tra vino, formaggi e un buon pane casereccio, ho sentito il desiderio di comprendere cosa si nascondesse dietro quei sapori e come prendessero forma.

Anche in questo caso ho ritrovato lo stesso principio che avevo già scoperto nel vino: dietro un prodotto finale esiste un insieme di elementi che ne determinano l’identità. La materia prima, la razza animale, il territorio, il clima e il lavoro dell’uomo contribuiscono a creare caratteristiche uniche. Una mucca che pascola in altura, nutrendosi di erbe e fiori di un particolare ambiente, trasferisce attraverso il latte parte di quel territorio, che ritroveremo poi nel formaggio.

Studiare il formaggio mi ha permesso di apprezzare ancora di più il legame profondo tra natura, tecnica e tradizione, comprendendo come anche un alimento apparentemente semplice sia il risultato di una lunga storia fatta di conoscenza, esperienza e cura.

La curiosità di comprendere sistemi complessi mi ha portato ad approfondire anche un ambito apparentemente lontano dalla tecnologia, conseguendo la certificazione ANACI come amministratore condominiale. Non è stata una scelta dettata dall’idea di intraprendere un nuovo percorso professionale, ma dal desiderio di conoscere un contesto nel quale convivono competenze molto diverse tra loro.

La gestione condominiale richiede infatti una visione trasversale: conoscenze giuridiche, economiche, tecniche ed edili, oltre alla capacità di gestire relazioni tra persone con esigenze e punti di vista differenti. Mi ha affascinato l’idea di confrontarmi con un ambiente in cui la soluzione dei problemi nasce dall’integrazione di competenze diverse e dalla capacità di analizzare una situazione nella sua complessità.

La stessa attenzione verso la trasformazione delle idee in realtà concrete mi ha portato ad approfondire anche gli aspetti legati all’innovazione e all’imprenditorialità. Ho partecipato a percorsi formativi dedicati alla nascita e allo sviluppo di nuovi progetti, come il seminario “Imprenditorialità: dall’idea all’attuazione” e quello dedicato ai finanziamenti europei e all’europrogettazione per promuovere ricerca, innovazione e sviluppo del territorio.

Queste esperienze mi hanno permesso di ampliare la mia visione progettuale, comprendendo che una buona idea non richiede soltanto competenze tecniche, ma anche capacità di analisi, pianificazione e collaborazione tra persone con competenze diverse.

È proprio questa convinzione che ha trovato espressione in eVit@, un progetto nato con l’obiettivo di creare un ambiente in cui idee, persone e competenze possano incontrarsi per dare vita a nuove opportunità. Credo infatti che molte delle innovazioni più significative nascano dall’intersezione tra conoscenze differenti e dalla capacità di trasformare un’intuizione individuale in un percorso condiviso.

Stefano Degan